#VitaDaDirettore: una grande avventura ICNTO

Si è conclusa lunedì sera la grande avventura mia e dell’Orchestra ICNT al Roma International Piano Competition 2018.

Proprio di un’avventura si è trattato, di quelle che ti mettono alla prova, quasi una iniziazione, con enormi difficoltà da superare.

Per la prima volta abbiamo partecipato ad un evento ufficiale, internazionale e accanto a dei musicisti di altissimo livello provenienti da tutto il mondo.

Alla fine, solo alla fine, abbiamo superato la prova, ma……

Accompagnare i 3 finalisti del Concorso nella loro prova finale ci ha portato ai limiti delle nostre possibilità e anche oltre.

Sono sincero, innanzitutto con me stesso:

non siamo stati all’altezza delle aspettative,

semplicemente abbiamo suonato male,

semplicemente ho commesso molti errori come direttore.

Parto dalla mia responsabilità, perché è l’unica che mi appartiene veramente. Intendo responsabilità in senso etimologico, cioè come abilità di rispondere delle nostre azioni.

Ho dato delle indicazioni sbagliate all’orchestra, che si è trovata per la prima volta in un teatro di prosa con un’acustica secchissima, ottenendo un suono fiacco e timido: avevo paura di avere sonorità forzate e invece i ragazzi si sono inibiti e avevano paura di suonare.

Pur di provare tutto prima della diretta streaming non ho dato la possibilità ai musicisti (e a me) di riposarsi prima del tour de force: anche per un’orchestra professionale sarebbe stato molto difficile.

Con l’orchestra che suonava poco e male ho cercato di trasmettere tutta l’energia che avevo, ma li intimidivo ancora di più…

Inoltre ho sbagliato clamorosamente l’attacco dell’orchestra alla fine della cadenza del primo movimento del Concerto n.3 di Beethoven, scambiando un trillo per un altro, facendola entrare a metà cadenza (per fortuna era pianissimo e me ne sono accorto in mezzo secondo, ma ormai eravamo destabilizzati) e mandando giustamente su tutte le furie la giuria del Concorso.

Maestro, la qualità dell’orchestra non è all’altezza del Concorso

Pausa.

Ho riflettuto a lungo su come reagire, cosa fare, cosa dire. Ho pensato alla mia responsabilità, al mio ruolo, alla mia professionalità, alle mie capacità e soprattutto al tempo…

La giuria vorrebbe che l’orchestra non suonasse questa sera al concerto finale

Altra pausa.

Sangue freddo. È vero. Non siamo stati bravi.

Ma sembra che non sia possibile, quindi suonerete soltanto con il vincitore del primo premio. Quindi Maestro faccia l’impossibile affinché il livello sia il più alto possibile

A questo punto arriva il brainstorm, la tempesta nel cervello….

Cosa posso fare? I ragazzi sono stanchi morti e demotivati, appena sapranno saranno anche arrabbiati e delusi.

Uno di quei momenti che poi ti ricorderai nella vita.

E comincia a poco a poco il miracolo.

Ognuno si sente responsabilizzato, ognuno sa che dobbiamo fare qualcosa. Decidiamo di incontrarci nel pomeriggio per provare di nuovo il Concerto di Beethoven.

Pausa pranzo.

Ho bisogno di stare solo per un po’ di tempo. Faccio una passeggiata. Piove.

Penso.

So che dobbiamo fare appello a tutte le nostre energie e che dobbiamo uscirne con la consapevolezza di aver rimediato, ma soprattutto avendo suonato bene!

Nel pomeriggio proviamo, abbiamo si e no poco meno di 2 ore, anche perché il palco serve agli altri pianisti per provare….

La concentrazione è alta, la determinazione anche. Il miracolo continua: con molta lucidità affrontiamo alcuni punti critici, consapevoli che il Concerto di Beethoven è quello che abbiamo suonato peggio dei tre ed anche quello che conoscevamo meno (prima esecuzione per noi). La collaborazione fra tutti è alta, ognuno è disposto a mettersi in gioco.

Troviamo un altro suono, rinunciamo alla timidezza, all’insicurezza e alla sordina (ma perché non ci avevo pensato??). Finiamo la prova con l’idea che noi siamo questi, non quelli della mattina.

Ancora pausa.

Lunga.

Siamo sul palco. Abbiamo già aspettato più di 2 ore seduti per terra nei corridoi dei camerini del teatro, dobbiamo aspettare ancora che tutte le autorità parlino per la consegna del premio al vincitore, Yang Yuanfan. Abbiamo appena suonato l’Inno d’Italia, approfittando per provare l’energia e il suono che abbiamo trovato nel pomeriggio.

Pausa.

Stavolta eterna.

Sotto i riflettori. Gli strumenti si scordano, i discorsi si allungano, la notte avanza, i sederi prendono la forma delle sedie, le gambe cominciano a cedere, i piedi a dolere, il sudore a colare.

Finalmente suoniamo.

La concentrazione è altissima, sono davanti a dei ragazzi che vogliono suonare, suonare bene. Percepisco la paura e insieme la voglia di superarla. L’Orchestra stavolta reagisce con energia, il suono è presente, facciamo musica.

Concerto Serata di premiazione – XXVIII Roma International Piano Competition

(Nel link si trova l’intera serata, i nostri interventi a 2:19:27 e a 2:43:30)

Yang Yuanfan è bravissimo, sicuro, musicale, è un piacere dialogare con lui. Devo dire per inciso che è anche un gentiluomo: all’età di 21 anni è inappuntabile, elegante, educatissimo e affettuoso. La mattina alla fine della (disastrosa) finale, durante la quale lo abbiamo messo in difficoltà per i nostri errori e che lui ha saputo gestire con una maturità eccezionale, mi ha abbracciato per ringraziarmi di averlo accompagnato!

Il concerto funziona stavolta, anche piuttosto bene, solo qualche sbavatura, qualche brevissimo momento scoordinato nel terzo movimento.

Ma un’altra orchestra!!

Sono felice.

Riceviamo i complimenti dagli stessi membri della commissione. Chi ci ha sentito solo la sera ha avuto una buona impressione (e per fortuna lo streaming della mattina sparisce rapidamente dal web…. 😅).

Ma il meglio deve ancora venire.

Il meglio è la riflessione, il meglio sono i musicisti che pensano a quanto è successo e trovano la voglia di tornare a suonare, chiedendosi come possono fare meglio la prossima volta.

Ancora una volta responsabilità, l’abilità di rispondere delle nostre azioni, a livello collettivo.

Ognuno si assume la propria, da grandi, da grande Orchestra.

Un confronto aperto, sereno, che non risparmia niente e nessuno; uno di quei momenti che tirano fuori il meglio da un team di persone straordinarie.

La cosa più preziosa in un gruppo sono proprio le persone che ne fanno parte, con le loro idee, le loro emozioni e le loro capacità.

L’orchestra ICNT è una orchestra giovane, una orchestra di (non solo) giovani, ma ha dato prova di una non comune capacità di crescita, di fronte ad una situazione che avrebbe potuto farci crollare e sparire.

Credo che il merito vada ai ragazzi che la compongono, che hanno deciso di rimboccarsi le maniche anche all’ultimo secondo, senza mai smettere di credere che la musica è magica e che un’orchestra è il luogo dove farla apparire.

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